sabato 24 dicembre 2011

NATALE 2011 - CLAUDIA & ERRI DE LUCA

“Nello scasso profondo dei nuclei familiari Natale arriva come un faro sui cocci e fa brillare i frantumi. Si aggiungono intorno alla tavola apparecchiata sedie vuote da tempo. Per una volta all’anno, come per i defunti, si va in visita al cerchio spezzato.
Natale è l’ultima festa che costringe ai conti. Non quelli degli acquisti a strascico, fino a espiare la tredicesima, fino a indebitarsi. Altri conti e con deficit maggiori si presentano puntuali e insolvibili. I solitari scontano l’esclusione dalle tavole e si danno alla fuga di un viaggio se possono permetterselo, o si danno al più rischioso orgoglio d’infischiarsene.
Ma la celebrazione non dà tregua: vetrine, addobbi, la persecuzione della pubblicità da novembre a febbraio preme a gomitate nelle costole degli sparpagliati. Natale è atto di accusa. Perfino Capodanno è meno perentorio, con la sua liturgia di accatastati intorno a un orologio con il bicchiere in mano. Natale incalza a fondo i disertori.
Ma è giorno di nascita di chi? Del suo contrario, spedito a dire e a lasciare detto, a chi per ascoltarlo si azzittiva. Dovrebbe essere festa del silenzio, di chi tende l’orecchio e scruta con speranza dentro il buio. Converge non sopra i palazzi e i centri commerciali, ma sopra una baracca, la cometa. Porta la buona notizia che rallegra i modesti e angoscia i re.
La notizia si è fatta largo dentro il corpo di una ragazza di Israele, incinta fuorilegge, partoriente dove non c’è tetto, salvata dal mistero di amore del marito che l’ha difesa, gravida non di lui. Niente di questa festa deve lusingare i benpensanti. Meglio dimenticare le circostanze e tenersi l’occasione commerciale. Non è di buon esempio la sacra famiglia: scandalo il figlio della vergine, presto saranno in fuga, latitanti per le forze dell’ordine di allora.
Lì dentro la baracca, che oggi sgombererebbero le ruspe, lontano dalla casa e dai parenti a Nazareth, si annuncia festa per chi non ha un uovo da sbattere in due. Per chi è finito solo, per il viandante, per la svestita sul viale d’inverno, per chi è stato messo alla porta e licenziato, per chi non ha di che pagarsi il tetto, per i malcapitati è proclamata festa. Natale con i tuoi: buon per te se ne hai. Ma non è vero che si celebra l’agio familiare. Natale è lo sbaraglio di un cucciolo di redentore privo pure di una coperta. Chi è in affanno, steso in una corsia, dietro un filo spinato, chi è sparigliato, sia stanotte lieto. È di lui, del suo ingombro che si celebra l’avvento.
È contro di lui che si alza il ponte levatoio del castello famiglia, che, crollato all’interno, mostra ancora da fuori le fortificazioni di Natale."

E. De Luca
 
 

giovedì 22 dicembre 2011

IGNAZIO MARINO DICE NO AI TICKETS SANITARI: "COLPISCONO I SOLITI NOTI"

Tickets sanitari, Ignazio Marino (PD): "Caro ministro, sono un altro balzello contro i soliti noti. Ecco la mia proposta"


“Sono contrario al ticket sanitario: è una misura estrema e iniqua”. Ignazio Marino, medico, senatore del Pd, docente universitario di chirurgia dei trapianti, presidente della commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, mira dritto al cuore del problema. E lo fa con chirurgica precisione: “Se i costi dell’assistenza sanitaria verranno in parte sostenuti da ulteriori ticket modulati in base al reddito, così come proposto dal ministro della Salute Renato Balduzzi, a pagare saranno ancora una volta i cittadini più deboli”. Un’osservazione che non ha solo il sapore della critica, ma anche della proposta. “Di sicuro – spiega ancora il senatore – lo Stato non potrà chiedere ai medici di svolgere un lavoro che compete al ministro della Finanza: un professionista della medicina non può chiedere a ogni suo paziente la denuncia dei redditi (e comunque non sarebbe in grado di verificarla), compromettendo, peraltro, quel rapporto di fiducia, solidarietà, umanità e confidenza che in genere deve contraddistinguere il suo rapporto con il paziente”.

Senatore Marino, il ministro Balduzzi vuol ridurre la spesa sanitaria facendo pagare ai malati un ticket, colcolandolo in base al reddito, alla composizione del nucleo familiare e alla presenza di anziani e disabili. Insomma, gli evasori fiscali non pagheranno nemmeno questa volta? 

“Far risparmiare lo Stato facendo pagare chi ha bisogno di cure è - lo ribadisco - un errore. Credo invece che si debba pensare a una migliore razionalizzazione delle spese chiudendo gli ospedali che hanno meno di cento posti letto. Sono pericolosi alla salute: quante volte una persona affetta da gravi patologie dopo un primo ricovero in una di queste strutture ha perso la vita mentre lo stavano trasportando in un altro ospedale? Tante, troppe. Se si vuol risparmiare, se si vuole offrire una medicina di qualità, occorre trovare la forza politica, la volontà, per chiudere questi superati complessi ospedalieri”.

Ha altri suggerimenti da dare al governo di Mario Monti?

“Il governo Monti dovrebbe affrontare il capitolo dei ricoveri inappropriati: negli Stati Uniti il paziente va prima di tutto dal chirurgo per fissare la data dell’operazione. Una volta stabilito il giorno il malato si fa visitare dall’anestesista e dagli altri specialisti, il ricovero avviene solo per l'operazione. Si ha idea di quanto si risparmia? In Italia non esiste una sola regione dove il malato è ospedalizzato il giorno dell’intervento: è il Friuli Venezia Giulia, dove i ricoveri vengono effettuati la notte prima; nel Lazio i giorni lievitano sino a tre, in Calabria e nel Sud in generale, crescono sino a quattro - cinque. E ogni notte costa almeno mille euro”.

Sembra un ragionamento logico. 

“E poi, potendo scegliere, qual è il malato che opta per stare in una stanza con quattro o cinque letti quando può scegliere di stare nel suo sino al giorno dell’operazione? Se il ministro alla Sanità saprà porsi, non ne dubito, questa semplice domanda non potrà non convenire con me che nella mia proposta è inclusa anche la quadratura del cerchio. In sostanza, al ticket preferisco la razionalizzazione dei costi”.

Durante la discussione per l’introduzione nel nostro Paese del federalismo fiscale si scoprì che se nel Veneto, nel Molise e in Valle D’Aosta per una semplice siringa si paga uno, in Sardegna - la regione dove la sanità costa di più - si spende dieci. In mezzo a questa forbice tutte le altre regioni. Un’altra opportunità di risparmio? 

“Per superare questa empasse è necessario creare “centri di acquisizione del materiale “, solo con la loro istituzione le regioni sarebbero in grado di controllare la spesa. Tuttavia, è necessario evitare che il criterio sia quello del costo più basso. Un criterio ingannevole: negli Stati Uniti, l’amministrazione dell’ospedale in cui operavo decise di acquistare guanti chirurgici da alcune industrie asiatiche. Si rompevano spesso, così alla fine di ogni intervento i chirurghi avevano usato almeno cinque paia di guanti. Meglio agire con discernimento, discutendo con i medici, così da poter acquistare prodotti idonei”.

Di queste cose se ne parla da tempo …

“Queste indicazioni le ho già date al ministro Fazio, nell’era berlusconiana. E le ho confermate con l’attuale ministro alla Sanità. Non ci resta che sperare”. 22 dicembre 2011


mercoledì 21 dicembre 2011

VIDEO-INTERVISTA AL PROF. TITO BOERI

LOMBARDIA: LA CULTURA NON ABITA QUI

Secondo le opposizioni quello 2012 sarà un bilancio molto buio. Un capitolo su tutti: la cultura. «Lo stanziamento di Regione Lombardia per il prossimo anno sarà di soli 8 milioni di euro, nemmeno sufficienti a coprire le spese ordinarie», protestano Giulio Cavalli (Sel) e Pippo Civati (Pd): «Formigoni assesta così il colpo definitivo a un settore che già in questi anni ha penalizzato e progressivamente impoverito. Occorre una mobilitazione degli artisti, delle compagnie e dei cittadini». La notizia positiva arriva però da Roma: il governo stanzierà 114 milioni di euro per il trasporto pubblico locale. «Una boccata d' ossigeno», dicono in coro assessori e dirigenti del Pirellone. In totale, la Lombardia «reclamava» al capitolo treni quasi 150 milioni di euro. L' annuncio di capitali freschi in arrivo dal governo è già nero su bianco in un emendamento collegato alla Finanziaria regionale in discussione da oggi al Pirellone .

http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/20/cultura_trascurata_dalla_giunta_lombarda_co_7_111220012.shtml

qui il loro appello

Lombardia senza cultura. Lo dimostra la drammatica riduzione dei fondi da parte della Regione al settore culturale negli ultimi anni e la previsione per l’anno prossimo: dai 51 milioni di euro del 2010, si è passati infatti ai 25,7 milioni nel 2011, e ai 7,8 previsti per il 2012.
Una voce in particolare dà la misura del crollo dei sostegni, ed è quella relativa agli “interventi regionali per lo spettacolo”, passati dai 2,5 milioni del 2011 ai 167 mila euro per il 2012. Un calo drammatico per spese correnti e anche per gli investimenti.
Una caduta in picchiata clamorosa, che mette a rischio vere e proprie imprese che redistribuiscono a migliaia di lavoratori e alle loro famiglie tutto quello che ricevono, promuovendo cultura, strumento indispensabile per contribuire a diffondere e a far crescere tra i cittadini conoscenza, consapevolezza e capacità di osservazione critica del mondo che ci circonda, proprio come chiede la Costituzione della nostra Repubblica.
In un periodo di crisi drammatica in cui i tagli si abbattono su tutto, dai trasporti al lavoro alle famiglie, è indispensabile che tutti gli sforzi che si stanno promuovendo affinché le misure siano eque e sostenibili, vengano fatti anche per tutelare e anzi rilanciare il settore culturale. Anche in Lombardia.

Perché la cultura è indispensabile e va tutelata. Come ha detto il maestro Claudio Abbado: “La cultura è un bene primario come l’acqua; i teatri, le biblioteche e i cinema sono come tanti acquedotti”.
L’azzeramento dei fondi da parte di Regione Lombardia è quindi inaccettabile, e a questo punto ci chiediamo che senso abbia ancora un assessorato che non è in grado neanche di ottenere le risorse per permettere alle convenzioni con gli enti teatrali attualmente in corso di poter proseguire nei prossimi mesi. Come avviene per il settore socio sanitario, crediamo sia indispensabile anche per il settore culturale una programmazione di più ampio respiro.

Chiediamo a tutti di sostenere e rilanciare il più possibile questo appello, anzitutto alla giunta Formigoni, affinché vengano dati da subito i necessari sostegni e l’indispensabile programmazione al settore culturale lombardo.


Giulio Cavalli
Giuseppe Civati

lunedì 19 dicembre 2011

I TAILLEUR DELLA MUNERATO - IVAN SCALFAROTTO

L’onorevole Emanuela Munerato durante il dibattito sulla manovra ha deciso di presentarsi in aula vestita da operaia, per ricordare a Monti e al suo governo i sacrifici che i lavoratori dovranno affrontare a causa della manovra. Una lodevole iniziativa. Peccato che l’Onorevole Munerato abbia sempre dimenticato a casa la divisa mentre votava con coerenza militaresca tutti i provvedimenti del governo Berlusconi, quello che in Italia non c’era la crisi, quello dei tagli orizzontali, quello dello scudo fiscale fatto a beneficio dei milionari evasori. E aggiungo anche che con il voto suo e del suo partito ha cancellato la norma voluta dal governo Prodi contro le dimissioni firmate in bianco dalle lavoratrici donne al momento dell’assunzione. Chissà quante operaie sono state licenziate in questo modo mentre in aula l’Onorevole Munerato votava, indossando eleganti tailleur da deputata.

http://www.ivanscalfarotto.it/2011/12/17/i-tailleur-della-munerato/