lunedì 11 febbraio 2013

UNA LEGGE PER LO SVILUPPO DELLE AREE VERDI

Incremento degli spazi verdi, potenziamento del verde verticale e di giardini pensili per gli edifici pubblici. Sono alcuni dei contenuti della legge per lo sviluppo delle aree verdi che sarà in vigore dal prossimo 16 febbraio. Propone inoltre un censimento degli alberi monumentali e cerca di imporre il rispetto degli standard urbanistici.

Una legge ricca di lodevoli iniziative che per ora risuonano solo come buoni propositi. Seppure segua il giusto percorso per migliorare e rendere più salubri le nostre città, la legge non prevede obblighi stringenti né sanzioni per azioni contrarie ai provvedimenti in essa contenuti. Per la piena attuazione di alcune disposizioni, il testo rimanda inoltre a decreti successivi.

Tante, comunque buone le iniziative: la messa a dimora un albero per ogni nuovo nato e l'istituzione presso il ministero dell'Ambiente di un Comitato per lo sviluppo del verde pubblico che vigilerà sulla attuazione degli standard urbanistici (DM 1444/68), redigendo ogni anno un rapporto specifico da trasmettere alle Camere.

Il Comitato avrà anche il compito di monitoraggio sull'attuazione di tutte le leggi che prevedono un incremento del verde. Sarà cura del Comitato la disposizione di linee guida per la realizzazione di aree verdi nelle città. Rientra nelle linee guida anche l'adeguamento di edifici pubblici attraverso operazioni rinverdimento come ilverde verticale e la creazione di orti e giardini.
Standard urbanistici

Entro il 31 dicembre di ogni anno, i Comuni dovranno approvare idonee varianti urbanistiche per gli insediamenti produttivi che non rispettano gli standard urbanistici e in particolare non riservano una sufficiente quantità di spazi pubblici destinati ad attività collettive, al verde pubblico e ai parcheggi.
Contributi per il rilascio del permesso di costruire destinati al recupero urbanistico

I contributi per il rilascio del permesso di costruire e quanto riscosso attraverso l'applicazione delle sanzioni stabilite dal TU Edilizia, incassati annualmente, dovranno essere destinati per almeno il 50% alla realizzazione di opere pubbliche di urbanizzazione, di recupero urbanistico e di manutenzione del patrimonio comunale.
Spazi e cinture verdi

Regioni, Provincie e Comuni dovranno prestare maggiore attenzione alla salubrità dei loro territori. Gli enti territoriali dovranno promuovere la creazione di aree verdi e di cinture verdi attorno alle nostre città. Dovranno elaborare capitolati per migliorare la fruizione delle aree verdi, provvedere alla loro manutenzione e adottare misure per favorire il risparmio energetico e l'assorbimento delle polveri sottili, per ridurre l'effetto "isola di calore estiva" e dovranno prevedere ad un'idonea raccolta delle acque piovane.

Diverse le misure che enti dovranno favorire, tra queste il rinverdimento delle nuove aree edificate, la salvaguardia del verde nelle aree esistenti, la trasformazione dei lastrici solari in coperture a verde pensile ed il rinverdimento verticale. Al di fuori delle città, i comuni - per quanto di loro competenza - dovranno intervenire per il ripristino e la conservazione del paesaggio rurale o forestale non urbanizzato.
Il censimento degli alberi monumentali

Entro 6 mesi dall'entrata in vigore della legge, un decreto interministeriale stabilirà i criteri che i Comuni dovranno rispettare per effettuare il censimento degli alberi monumentali, di cui la legge dà una definizione ben precisa. Sono alberi monumentali quelli considerati rari esempi di maestosità, di longevità, che si distinguono per età e dimensioni o di particolare pregio naturalistico o botanico. Ma lo sono anche quegli alberi che hanno un pregio in riferimento ad eventi storici o memorie culturali o documentarie rilevanti.

Tale definizione dovrà essere recepita dalle Regioni, che avranno anche il compito di redigere elenchi regionali, raccogliendo i dati rilevati dai Comuni. Gli elenchi andranno poi trasmessi al Corpo forestale dello Stato, cui farà capo la gestione degli elenchi di tutti gli alberi monumentali d'Italia.

L'articolo che introduce l'elenco degli alberi monumentali è l'unico a prevedere sanzioni: chi abbatte o danneggia un albero monumentale sarà punito con il pagamento di una somma che va dai 5.000 ai 100.000 euro.

di Mariagrazia Barletta

martedì 5 febbraio 2013

OBAMA FA CAUSA A STANDARD&POOR'S


Potrebbe costare cara, almeno 5 miliardi di dollari, la causa che l’amministrazione Obama sta per presentare contro Standard&Poor’s. Il colosso del rating è accusato di aver sopravvalutato alcuni titoli immobiliari, contribuendo in maniera determinante a scatenare la crisi dei mutui subprime nel 2008. E’ di ieri l’annuncio della guerra dichiarata a S&P dall’amministrazione in merito a quella crisi dei subprime che in tutto il mondo ha scatenato la più profonda recessione dall’epoca della Grande Depressione.
A riportare la notizia è stato il Wall Street Journal, secondo cui l’azione legale sarà avviata entro questa settimana sia a livello federale che a livello statale. A presentare le carte in tribunale, infatti, saranno il Dipartimento alla Giustizia e i procuratrori di diversi Stati Usa. Un’iniziativa attesa – spiega il Wall Street Journal – dopo il fallimento dei colloqui con i vertici della stessa Standard&Poor’s. In particolare l’agenzia americana – in base alle prove, alle testimonianze e alle decine di e-mail raccolte in anni di indagini – viene accusata di aver emesso giudizi e valutazioni “troppo rosee” su migliaia di mutui subprime venduti da alcune banche di investimento poco prima che si verificasse il collasso del mercato americano dei titoli immobiliari. Un collasso che provocò una grave instabilità del sistema finanziario americano e mondiale. Instabilità sfociata in una gravissima crisi economica.
Per indagare sui fatti fu istituita negli Stati Uniti una commissione – la Financial Crisis Inquiry Commission – che due anni fa arrivò a una chiara conclusione: le agenzie di rating hanno palesi responsabilità per quello che è successo dal 2008 in poi. Anche Moody’s e Fitch, che però al momento non sono al centro di alcuna azione legale. Il Wall Street Journal sottolinea quindi come la decisione di procedere civilmente contro Standard&Poor’s sia senza precedenti, e come per la prima volta un’agenzia di rating potrebbe essere chiamata a pagare per la crisi del 2008. Tutto ciò mentre il presidente americano, Barack Obama, appare fortemente intenzionato ad andare fino in fondo con la riforma di Wall Street. Come dimostra anche la scelta di aver messo a capo della Sec (la Consob americana) un’ex procuratore, uno ‘sceriffò per garantire che le nuove regole nel settore finanziario vengano realmente attuate e applicate.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/05/obama-causa-a-sp-causo-crisi-lagenzia-potrebbe-pagare-5-miliardi/490426/

lunedì 7 gennaio 2013

COERENZA PADANA

"La lega ha avuto la forza e il coraggio di fare un passo in avanti e bel ricambio generazionale. Altri sono fermi a Berlusconi e a Bersani, che hanno fatto il loro tempo. Sono sicuro che non c'è un solo elettore e un solo militante della Lega disposto a riscommettere su un'alleanza con Berlusconi. Ci abbiamo provato e ha portato solo risultati deludenti. Basta, basta per sempre se Berlusconi corre lo fa senza di noi". E ancora: "Molti elettori del Pdl se devono rifare la campagna elettorale per Berlusconi piuttosto questa volta votano Lega..."
Matteo Salvini, 14/07/2012
(tratto da affaritaliani.it)

lunedì 24 dicembre 2012

BUONE FESTE

"Se la felicità si dimentica di voi, voi non dimenticatevi di lei...mai."
 Roberto Benigni

Democity augura ai suoi lettori un di Buon Natale e Felice Anno Nuovo, in pace e prosperità. E seppur nelle mille difficoltà quotidiane che attanagliano il nostro paese, l'augurio speciale per questi giorni di festa è quello di tornare bambini con gli occhi colmi di felicità per un dono ricevuto.
















© http://www.flickr.com/photos/gaudiumpress/

martedì 4 dicembre 2012

L'EQUIVOCO POLITICO FIGLIO DELLE PRIMARIE

Un interessantissimo articolo/riflessione sul Corriere di oggi, che condivido in toto, a firma di Massimo Mucchetti.

La strana pretesa dei liberisti. Chiedere alla sinistra di fare la destra.
L'intellettualità liberista italiana aveva eletto Matteo Renzi a proprio campione. E ora si dice delusa perché il Pd e, più in generale, il centro-sinistra non ne hanno accolto le suggestioni alle primarie. Ma ha senso una simile delusione? Credo di no. Sui diritti politici e sull'architettura istituzionale la convergenza delle diverse culture politiche è possibile e utile. L'ha dimostrato la Costituzione, elaborata dopo la Seconda guerra mondiale. Lo hanno poi confermato le leggi sui diritti civili, sulle quali si sono formati consensi trasversali, basati su scelte di coscienza. È invece sull'economia e sul finanziamento delle politiche sociali che si articola l'opposizione tra le tesi socialdemocratiche e socialcristiane, tipiche del Pd in Italia e dei partiti socialisti in Europa, e le tesi liberiste, tradizionalmente coltivate dalla destra. Perché mai questo duello, che costituisce il sale delle democrazie occidentali, dovrebbe risolversi all'interno di una sola area politica, il centro-sinistra, o meglio di un solo partito, il Pd?

Negli Stati Uniti, il movimento dei Tea Party non pretende di dettare la linea al Partito democratico.Gli basta condizionare e magari conquistare il Partito repubblicano. In Italia, invece, si vorrebbe che il Pd diventasse liberista perché, come titola un fortunato pamphlet di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, il liberismo sarebbe di sinistra. Ma un conto è un tentativo di egemonia culturale come quello fatto dai due economisti di scuola, appunto, liberista, ben altro conto è intestare una politica di destra all'altra ala dello schieramento politico. Le contaminazioni fanno bene al pensiero. Tutti possono imparare qualcosa da tutti. Dal fallimento dell'Unione Sovietica, le sinistre hanno imparato a diffidare delle nazionalizzazioni generalizzate e della pianificazione centralizzata oltre che dal regime a partito unico. Vista la crudeltà del capitalismo manchesteriano, i liberali di fine Ottocento accettarono l'idea, cara al nascente socialismo, di limitare per legge a otto ore la giornata di lavoro. Dalla crisi del 1929, uscirono negli Usa e in Italia le leggi bancarie che tagliarono le unghie alla speculazione fatta con i soldi degli altri e l'intervento statale nell'economia. Ex comunisti, ex socialisti ed ex democristiani possono pur ritrovarsi sotto lo stesso tetto del Pd, visto che, nella politica economica, erano tutti più o meno socialdemocratici. Ma le contaminazioni non possono essere spinte fino alla democrazia che si compie in un partito solo.

Per funzionare bene, la democrazia ha bisogno di chiarezza e di pluralismo. E allora l'intellettualità liberal-liberista dovrebbe chiedersi come mai, nonostante la simpatia dei media e la diffusa voglia di facce nuove, Matteo Renzi non ce l'abbia fatta. Tirare in ballo l'ostilità di apparati che non esistono più (al Pd ne resta uno pari a un decimo di quello degli anni Settanta) equivale a fuggire davanti alle domande difficili così come fuggivano gli ex comunisti nel 1994 quando attribuivano la propria sconfitta alle televisioni di Berlusconi e non ai propri limiti. Le domande difficili sono due: a) come mai, in Italia, la cultura politica liberale non è riuscita a conquistare l'egemonia, in particolare nell'area politica che gli è storicamente affine, e cioè nel centro-destra? b) che cosa potrebbe fare, adesso, per risalire la china?

Una democrazia funzionante ha bisogno di schieramenti politici presentabili. Il centro-sinistra, pur con tanti limiti, lo è. Il centro-destra, purtroppo, si è illuso di esserlo. Più che discutere di Renzi e Bersani, questa intellettualità dovrebbe aiutare la destra politica a capire come mai Silvio Berlusconi e i partiti da lui guidati (Forza Italia, il Pdl) non siano mai diventati quel partito liberale di massa che promettevano di essere. Confessando, magari, perché per tanti anni questa stessa intellettualità ci aveva creduto. C'è tutta una storia patria da revisionare. A partire dall'Unità d'Italia. Ma c'è anche un ripensamento più radicale sui tempi recenti. Un ripensamento a proposito di due scelte. La prima è di tipo economico e consiste nell'aver cercato di estendere senza più confini l'area dell'economia di mercato all'interno dell'economia e l'influenza del capitalismo finanziario all'interno dell'economia di mercato. La seconda scelta è di tipo antropologico e riguarda la centralità assoluta attribuita alla competizione, con relativa, superficiale mitizzazione della cosiddetta meritocrazia, rispetto all'arte della collaborazione e alla gestione politica delle disuguaglianze. Per favorire questo duplice processo si è ridotta l'azione di governo a mero arbitraggio. Con il risultato che i più forti hanno sì sovrastato senza remore i più deboli, ma alla fine hanno rotto il giocattolo dell'economia.

Preso atto del successo di Obama, i repubblicani americani stanno ripensando le proprie scelte. La cultura della destra italiana, presto o tardi, dovrà fare i conti con l'età berlusconiana. E questa è una responsabilità alla quale non poteva sfuggire andando a covare il proprio uovo nel nido del Pd.

Massimo Mucchetti



lunedì 3 dicembre 2012

TUTTI UNITI, PER IL BENE DEL PAESE


Bersani: ora spazio e occasioni ai giovani.
E ringrazia Matteo: "Ha portato freschezza"
Il leader del Pd festeggia la vittoria. "Ora avanti assieme, finito il tempo del solo uomo al comando". "Da domani darsi un forte profilo di governo e un grande segnale di cambiamento per il centrosinistra"





ROMA - Ha trionfato, al di là delle previsioni. E ora ha davanti la sfida per il governo. Pierluigi Bersani arriva in leggero ritardo al cinema Capranica di Roma, dove lo attende la festa e tutto lo stato maggiore del partito da Massimo D'Alema a Rosy Bindi, Dario Franceschini e Vasco Errani.

"Abbiamo dimostrato che siamo un grande collettivo che discute, ma che decide e che funziona". Le prime parole di Pierluigi Bersani sono per il Pd e le primarie". Primarie che il leader del Pd ricorda di aver voluto, "e che danno grande forza al Partito democratico". Poi, naturalmente, la soddisfazione per il risultato, "anche per me inaspettato in queste proporzioni". Un risultato dedicato alla sua famiglia "trascurata per questa campagna" e ai centomila volontari che hanno lavorato per permettere le consultazioni. Con le dediche, arrivano anche i ringraziamenti. Quello serio a Sel, con "la quale abbiamo lavorato sempre molto bene", e quello scherzoso ai marxisti per Tabacci, che hanno imperato in queste settimane su Facebook. E ancora il grazie a Laura Puppato, cui promette interesse per la green economy, a Nichi Vendola, che gli ha chiesto "profumo di sinistra".

Quindi, Renzi: gli mando un abbraccio, e la "riconoscenza per aver portato forza e freschezza, e un grande contributo a queste consultazioni". anche se di ticket non parla. "Ho sentito che anche lui non la vede così, anche io non la vedo così. Non parlo di governo ora, non è che possiamo metterci a tavolino".

Parla già da candidato premier, Bersani. Annuncia un viaggio in Libia, e dice che "dobbiamo fare subito due cose, da domani, anzi da subito. Intanto darci un forte profilo di governo, ma vincendo senza raccontare favole, perché siamo nella crisi più grave del dopoguerra. E poi dare un grande segnale di cambiamento per il centrosinistra. Un cambiamento che significa "spazi e occasioni alla nuova generazione".

Infine, alzando i toni, quasi commuovendosi, incita il suo partito. "Ora avanti, tutti assieme. Perchè è finito il tempo dell'uomo solo al comando. Mettiamoci forza, energia e - fatemelo dire - anche un po' di allegria". Contro Berlusconi? Bersani è lapidario: "Io ho vinto. Ora chi arriva arriva".

http://www.repubblica.it/speciali/politica/primarie-pd/edizione2012/2012/12/02/news/bersani_ora_spazio_e_occasioni_ai_giovanio_e_ringrazia_matteo_ha_portato_freschezza-47952142/?ref=HREA-1

lunedì 26 novembre 2012

PREFERISCO QUELLA DELLE TORTE (RIFLESSIONE POST-VOTO)

Ero ancora tutto inebriato dal roboante successo sui dati relativi alla partecipazione alle primarie di ieri, che per chi non lo sapesse domenica prossima al ballottaggio tra Renzi e Bersani decreteranno chi sarà il candidato premier del centrosinistra alle prossime elezioni, quando in seconda serata mi sono imbattuto, "a mia insaputa" (cit.) su RAI 3 in uno spettacolo indecente, ripugnante ed indecoroso. 
Ospiti di Bianca Berlinguer, tra vari giornalisti ed una Nunzia Di Girolamo (PDL) palesemente fuori da ogni assimilabile contesto ("io spero ancora in Berlusconi"), c'erano infatti (rullo di tamburi) la presidente del PD Rosy Bindi e Roberto Reggi, sindaco PD di Piacenza e coordinatore del comitato elettorale di Matteo Renzi.
A questi ultimi, in particolare alla Bindi, va il mio più profondo sdegno e ribrezzo. 
Pronti, partenza, via e hanno iniziato a darsele di santa ragione ed io, sbigottito e con gli occhi spalancati, mi ripetevo "questi sono scemi"
Pensate, è un po' come se i dirigenti  di una squadra di calcio, dopo una bella prestazione, una vittoria, iniziassero a litigare su chi fosse il giocatore più scarsamente performante della partita. Cioè...ma chissenefrega!
E invece no, perchè l'importante, nel più classico dei cliché televisivi di "cavalieresca" paternità è cercare lo scontro, la contrapposizione. E allora vai di accuse, infamie, mezze verità, mezze bugie, colpi bassi. Ed è qui che la faccenda si fa deprimente, innanzitutto perchè spiace assai che una figura come Rosy Bindi non capisca che le primarie del centrosinistra non sono né il Palio si Siena (ma lei in effetti arriva da quei dintorni), né tantomeno un pretesto per scatenare una "notte dei cristalli" o un pogrom anti-renziano all'interno del PD. Ma soprattutto perchè dimostra, se mai ve ne fosse bisogno, che gli elettori di centrosinistra sono 100.000 miliardi di volte più maturi di chi li dovrebbe rappresentare, di coloro che fiancheggiano le figure più carismatiche sperando magari nel gioco di sponda, ovvero quello che li può portare come fidi soldati(ni) al seguito del loro generale. Insomma, gira che ti rigira si torna sempre al punto nodale, che resta irrisolto e resterà tale fino a quando non si avrà il coraggio di dire che le primarie sono un bene prezioso ma che non va svilito in una zuffa da teledramma della domenica pomeriggio. E che siamo anche un po' stanchi, sinceramente, di sentirci dire (a proposito di deroghe) "io ci devo essere per forza, per la mia storia politica" oppure "porto i miei amici a Montecitorio". Questa è monnezza da prima repubblica, da giardino preistorico. Che facciano un bagno di umiltà lorsignori e che lascino decidere agli elettori chi è meritevole di sedere in parlamento e chi di cercarsi un lavoro o fare la calza accanto al camino.

sabato 24 novembre 2012

LE PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA


Conto alla rovescia per il primo turno delle primarie del centrosinistrache si terrà domenica. Una sfida tra cinque contendenti per scegliere il candidato premier alle elezioni politiche del 2013: Pier Luigi Bersani, segretario del Pd; Laura Puppato consigliere regionale del Veneto del Pd; Matteo Renzi, sindaco di Firenze, del Pd; Bruno Tabacci, deputato e assessore al Comune di Milano dell’Api; Nichi Vendola presidente della Regione Puglia, di Sinistra e Libertà.
Sono gia' un milione e mezzo gli elettori di centrosinistra che si sono registrati. Lo ha reso noto Nico Stumpo, responsabile del coordinamento nazionale, nel corso di una conferenza stampa. I pre-registrati sono circa mezzo milione e per loro domani, per completare le formalita' per ottenere il rilascio del certificato di elettore sono stati predisposte corsie riservate. L'altro milione di iscritti potra' votare direttamente. I seggi, aperti dalle 8 alle 20, sono 9.239 con altrettanti uffici elettorali annessi. Sono coperti 7.949 comuni su 8.215. Per gli altri sono stati organizzati seggi itineranti.
E' stata poi prevista la possibilita' di voto a domicilio per i malati e di voto in un Comune diverso da quello di residenza per studenti e lavoratori fuori sede. Voteranno anche gli italiani all'estero. Per loro ci sono 135 seggi in 116 citta' di 19 Paesi e sono arrivate gia' 6.405 registrazioni per il voto on line.
Le previsioni indicano probabile il ricorso al ballottaggio e l'ipotesi più gettonata è un econdo round Bersani-Renzi, che si terrà fra otto giorni, il 2 dicembre. Si vota in ogni caso in un solo giorno, dalle 8 alle 20 e per un solo candidato.

I PRECEDENTI - Era il 16 ottobre 2005, poco più di sette anni fa, quando per la prima volta nella storia il candidato leader del centrosinistra fu scelto con il sistema delle primarie. Allora il vincitore, tra i sette candidati, fu Romano Prodi con il 74,17 dei voti, che poi vinse le elezioni. Parteciparono 4.294.487 persone. Anche il successivo candidato premier del centrosinistra fu scelto attraverso le primarie: oltre il 75 per cento delle preferenze sugli oltre 3,5 milioni di votanti andarono a Walter Veltroni, che però fu sconfitto da Silvio Berlusconi.
Le primarie sono state lo strumento scelto anche per eleggere l’attuale leader del Pd, Pierluigi Bersani, il 25 ottobre 2009, che si impose con il 53 per cento dei voti, seguito dal Dario Franceschini con il 34,3 e Ignazio Marino con il 12,4.

BERSANI - “Moralità e lavoro: si deve partire da qui. Tocca a noi cambiare il Paese. La fiducia dei cittadini, quella che oggi si è persa, è un fattore primario della coesione, e dunque dell’economia. La lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, la legalità, la sobrietà nei costi della politica, lo snellimento della Pubblica amministrazione, la legge sulla trasparenza dei partiti, la legge sul conflitto di interessi a tutti i livelli, le riforme istituzionali non sono solo i capitoli di un riscatto della moralità pubblica”: è’ il ‘programma’ del segretario del Pd Pier Luigi Bersani che in un’intervista all’Unità spiega che sul lavoro “ci giochiamo tutto, compresa la nostra coesione come società”.
“Da dieci anni il lavoro declina, i livelli di occupazione delle donne e dei giovani sono inaccettabili. Questa è la priorità delle priorità, su cui far convergere gli sforzi del Paese” aggiunge Bersani spiegando che la ricostruzione dell’Italia “passa anche da un nuovo sistema politico”. “La mia idea di sinistra è il Pd.
Bersani affronta anche il tema delle alleanze con l’auspicio che “dal Centro arrivi una proposta unitaria e innovativa” ma “il Pd è troppo grande perchè qualcuno immagini di usarlo come salmeria”.


RENZI - "La partita è aperta e se noi riusciamo non a convincere gli indecisi, ma semplicemente a portare a votare tutti quelli che dicono io tra i cinque voterei Renzi, noi queste primarie le vinciamo", ha detto Matteo Renzi stamani a Pistoia. "Ad un giorno dalle primarie credo nella mia vittoria molto più di quando siamo partiti da Verona", aggiunge Renzi, "Quando siamo partiti - ha proseguito - tutti ci dicevano che la nostra sarebbe stata una battaglia di testimonianza, tutti dicevano non ce l’avremmo mai fatta, oggi invece la situazione è possibile, è aperta, vedremo se andremo domani al ballottaggio oppure se le cose si chiuderanno al primo turno, ma quello che e’ fondamentale è che abbiamo portato le piazza e i teatri ad essere pieni di persone".
C'è spazio anche per polemizzare con Vendola: "Ho visto Nichi Vendola che in questi giorni mi ha dato lezioni su cosa significhi essere di sinistra, siccome io a Nichi voglio bene e non voglio minimamente fare le polemiche, gli ho risposto, scusa Nichi, ma tu che sei cosi’ bravo a dare lezioni, secondo te è essere di sinistra fare come hai fatto te con Bertinotti e mandare a casa il governo Prodi? E’ di sinistra parlare sempre contro Berlusconi, ma non avere mai fatto una legge contro il conflitto di interessi?".

VENDOLA - “Bersani in questi giorni ha mantenuto ispirazioni nobili, ma sempre contraddittorie. Lo vedo costretto a contorsioni logiche e culturali per non prendere posizioni nette e chiare sui temi più importanti”, atttacca Vendola sul quotidiano ‘Pubblico’. “Ad esempio - prosegue Vendola - sulla produttività: ma come si fa a non sostenere Susanna Camusso e la Cgil nella battaglia per difendere la civiltà del lavoro e il ruolo, simbolico ed economico dei contratti nazionali. Temo che il Pd di Bersani finisca per trovarsi tra mondi che si combattono e la realpolitik lo porti a fare cose che non pensa”.
“Io - prosegue - sono il candidato che è andato a Melfi, a Pomigliano, che difende la rappresentanza della Cgil attaccata da Marchionne, che considera inderogabile la battaglia sui diritti e non negoziabili le aspettative delle donne contro il femminicidio, e quello degli studenti nella difesa della scuola, Questi sono fatti politici.
Vedo che in queste ore tutti gli altri concorrenti alle primarie fanno a gara per dichiararsi di sinistra. A parole”.
“Le primarie e la costruzione del centrosinistra sono l’unico campo di gioco per la sinistra. Al di fuori c’è solo Grillo. - continua Vendola parlando al Manifesto - So che nel Pd c’è una contesa aspra, ma la mia partecipazione alle primarie ha obbligato tutti i candidati a una presa di distanza dai provvedimenti e dalla politica di Monti, e archiviare la sua agenda”.
“Il buon senso della mia piattaforma politico-culturale - prosegue Vendola - è rivelata dall’insostenibilità sociale delle politiche del rigore".

TABACCI - "Mi aspetto tanta gente a votare", ha dichiarato Bruno Tabacci parlando in diretta Web con i lettori del Giorno. E a Sky confida: “Una coalizione di centrosinistra ha bisogno di entrambe le componenti per vincere: una sinistra anche radicale e un centro equilibratore”. Tabacci si dice “sereno” alla vigilia del voto. “Mi sono anche divertito”, ha aggiunto Tabacci, che però non ha voluto dire per chi voterà a un eventuale ballottaggio: “Aspettiamo i risultati di domani”.

PUPPATO - "L’Agenda Monti è stata un’agenda emergenziale: ora serve più politica e un nuovo metodo: se vogliamo cambiare l’Italia serve un grande Risorgimento nazionale. Lo dobbiamo avviare cambiando noi stessi e lo stile della classe dirigente", ha detto la candidata alle primarie del centrosinistra, Laura Puppato, intervistata dal Tg1.
“Lo sguardo femminile è capace di guardare al futuro e non solo all’immediato. - ha continuato - Credo che una figura femminile abbia maggiori chances per gestire una situazione cosi’ grave”.

http://qn.quotidiano.net/politica/2012/11/24/807233-primarie-centrosinistra-bersani-vendola-renzi-tabacci-puppato.shtml

giovedì 25 ottobre 2012

LA SENTENZA DELL'AQUILA

(da Repubblica.it)


Bertolaso il 30 marzo aveva chiesto ai "luminari del terremoto" di riunirsi il giorno dopo all'Aquila per "zittire subito qualsiasi imbecille", per "tranquillizzare la gente" e per dire che "cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male. Capito?". I "luminari" capiscono. E si adeguano, sia prima che dopo il terremoto.

Non so perché ma a differenza di moltissime persone non riesco proprio ad indignarmi per la sentenza del tribunale dell’Aquila che ha condannato in primo grado tutti gli scienziati che compongono la “Commissione Grandi Rischi”. Tra essi, si cita il nome di Enzo Boschi, presidente dell'Istituto Superiore di Geofisica e Vulcanologia, che secondo la Procura sarebbe stato "istruito" da Bertolaso sulle "cose da dire e da non dire" nelle telefonate antecedenti e successive il sisma che ha colpito l'Abruzzo e che ha provocato molte vittime e molti danni al patrimonio storico ed architettonico.
E dico anche che alla luce delle intercettazioni telefoniche che stanno uscendo dovrebbero essere proprio loro, i "luminari", a chiedere chiarezza e a marcare indelebilmente il confine tra “scienziati” e “cialtroni”.
Perché quando la scienza, attraverso chi la propugna, si piega a qualsiasi tipo di volere, fosse anche la “ragion di stato”, non è più scienza. È cialtroneria.