lunedì 20 febbraio 2012

PROCURA ROMA INDAGA SU PRONTO SOCCORSO. SITUAZIONE DI FRAGILITA' DA RISOLVERE

La Procura di Roma ha avviato una indagine sui reparti di pronto soccorso di Roma (leggi qui). Si tratta di un sistema fragile, sottoposto a una consunzione preoccupante. E' chiaro che una risoluzione va trovata con urgenza e ben vengano gli approfondimenti della Procura, purché non si inneschi un clima di caccia alle streghe che non gioverebbe a nessuno. A mio parere pazienti, medici, infermieri e tecnici sono tutti vittime, in diversa misura, di un sistema in grave difficoltà.

Da un approfondimento avviato recentemente dalla Commissione d'inchiesta sulla situazione in cui versano i maggiori nosocomi della Capitale, risulta che al pronto soccorso dell'ospedale San Camillo nel 2011 sono state accolte più di 63mila persone a fronte di circa 900 posti letto; il Sandro Pertini nello stesso anno ha assistito 78mila persone con soli 342 posti letto a disposizione. Stessa situazione anche all'ospedale Sant'Eugenio che, sempre nel 2011, ha accolto al pronto soccorso 59mila persone, avendo 339 posti per la degenza; o al San Giovanni che ha contato oltre 68mila accessi ed è dotato di 659 posti letto. Guarda il servizio del TG5.

E' chiaro che una politica di soli tagli è insufficiente oltre che miope: nel Lazio la giunta regionale ha tagliato 2.500 posti letto. Non si tratta necessariamente di un errore, ma bisogna accompagnare tale riduzione con l'avvio di soluzioni alternative. Investire sulla sanità territoriale: se valorizzassimo i medici di medicina generale sostenendoli nel realizzare ambulatori tecnologicamente attrezzati, aperti dodici ore al giorno, sei giorni a settimana, diminuiremmo i ricorsi non necessari al pronto soccorso e i costi generali degli interventi medici. I pazienti con patologie curabili ambulatorialmente e coloro che soffrono di malattie croniche sarebbero certamente più sereni se potessero essere assistiti in tempi rapidi da un volto amico, piuttosto che essere costretti per ore in una sala d'attesa o, peggio, su un materasso o una barella a causa del sovraffollamento e della comprensibile esigenza di dare priorità agli ammalati più gravi. Tutto ciò nel Lazio ancora manca in larga parte.
http://www.ignaziomarino.it/news.asp?id=1016

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