Ho provato molto stupore nel vedere le foto che ritraevano i dipendenti della Costa Crociere a Genova; un capannello di hostess e marinai in borghese che mostravano ai passanti un manifesto nel quale campeggia la scritta "L'equipaggio c'è".
Scorrendo le foto non ho visto filippini, portoricani, cinesi e nordafricani, ma solo aitanti giovanotti abbronzati e giovani hostess sorridenti, in posa per le fotografie del Corriere (il tutto in barba alle vittime, ovviamente).
Eppure sono queste le etnie che i video girati con i telefonini mostrano all'interno delle navi; gente che si massacra di lavoro per pagarsi il permesso di poter tornare a casa, come ha mostrato il servizio di Michele Santoro su "Servizio Pubblico".
Eppure, come emerge chiaramente da video come questo (tra i molti altri), il cosiddetto "inchino" non era una prerogativa né delle rotte della Costa Concordia, né del suo Capitano Schettino. L'inchino era un spot promozionale della Costa, insomma una prassi, e non un episodio isolato.
L'idea che la tragedia della Concordia sia avvenuta esclusivamente per un atto d'imperizia del proprio capitano è una bugia insopportabile!
E che dire, se poi venissero confermate le voci di possibili clandestini a bordo? Persone che, nella migliore delle ipotesi, viaggiavano gratis ospiti di qualche pezzo grosso della compagnia (col costo del soggiorno spalmato magari su altri ignari clienti), oppure addirittura con la non consapevolezza da parte di Costa su chi effettivamente vi fosse su quella nave e per quale motivo?
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