Tickets sanitari, Ignazio Marino (PD): "Caro ministro, sono un altro balzello contro i soliti noti. Ecco la mia proposta"
“Sono contrario al ticket sanitario: è una misura estrema e iniqua”. Ignazio Marino, medico, senatore del Pd, docente universitario di chirurgia dei trapianti, presidente della commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, mira dritto al cuore del problema. E lo fa con chirurgica precisione: “Se i costi dell’assistenza sanitaria verranno in parte sostenuti da ulteriori ticket modulati in base al reddito, così come proposto dal ministro della Salute Renato Balduzzi, a pagare saranno ancora una volta i cittadini più deboli”. Un’osservazione che non ha solo il sapore della critica, ma anche della proposta. “Di sicuro – spiega ancora il senatore – lo Stato non potrà chiedere ai medici di svolgere un lavoro che compete al ministro della Finanza: un professionista della medicina non può chiedere a ogni suo paziente la denuncia dei redditi (e comunque non sarebbe in grado di verificarla), compromettendo, peraltro, quel rapporto di fiducia, solidarietà, umanità e confidenza che in genere deve contraddistinguere il suo rapporto con il paziente”.
Senatore Marino, il ministro Balduzzi vuol ridurre la spesa sanitaria facendo pagare ai malati un ticket, colcolandolo in base al reddito, alla composizione del nucleo familiare e alla presenza di anziani e disabili. Insomma, gli evasori fiscali non pagheranno nemmeno questa volta?
Ha altri suggerimenti da dare al governo di Mario Monti?
“Il governo Monti dovrebbe affrontare il capitolo dei ricoveri inappropriati: negli Stati Uniti il paziente va prima di tutto dal chirurgo per fissare la data dell’operazione. Una volta stabilito il giorno il malato si fa visitare dall’anestesista e dagli altri specialisti, il ricovero avviene solo per l'operazione. Si ha idea di quanto si risparmia? In Italia non esiste una sola regione dove il malato è ospedalizzato il giorno dell’intervento: è il Friuli Venezia Giulia, dove i ricoveri vengono effettuati la notte prima; nel Lazio i giorni lievitano sino a tre, in Calabria e nel Sud in generale, crescono sino a quattro - cinque. E ogni notte costa almeno mille euro”.
Sembra un ragionamento logico.
“E poi, potendo scegliere, qual è il malato che opta per stare in una stanza con quattro o cinque letti quando può scegliere di stare nel suo sino al giorno dell’operazione? Se il ministro alla Sanità saprà porsi, non ne dubito, questa semplice domanda non potrà non convenire con me che nella mia proposta è inclusa anche la quadratura del cerchio. In sostanza, al ticket preferisco la razionalizzazione dei costi”.
Durante la discussione per l’introduzione nel nostro Paese del federalismo fiscale si scoprì che se nel Veneto, nel Molise e in Valle D’Aosta per una semplice siringa si paga uno, in Sardegna - la regione dove la sanità costa di più - si spende dieci. In mezzo a questa forbice tutte le altre regioni. Un’altra opportunità di risparmio?
“Per superare questa empasse è necessario creare “centri di acquisizione del materiale “, solo con la loro istituzione le regioni sarebbero in grado di controllare la spesa. Tuttavia, è necessario evitare che il criterio sia quello del costo più basso. Un criterio ingannevole: negli Stati Uniti, l’amministrazione dell’ospedale in cui operavo decise di acquistare guanti chirurgici da alcune industrie asiatiche. Si rompevano spesso, così alla fine di ogni intervento i chirurghi avevano usato almeno cinque paia di guanti. Meglio agire con discernimento, discutendo con i medici, così da poter acquistare prodotti idonei”.
Di queste cose se ne parla da tempo …
1 commenti:
mi sembrano delle proposte sensate
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