L'amico nonché democratico Francesco Re Sartù, che siede tra i banchi dell'opposizione in consiglio comunale a Marnate (VA), mi scrive allarmato "sta succedendo un casino: vogliono dedicare una via a Giorgio Almirante".
Sembra uno scherzo ed invece è tutto vero. Da una proposta dell'on. Marco Airaghi è nato un protocollo d'intesa che ha permesso alla giunta comunale di deliberare quanto sopracitato per celebrare degnamente questo "grande statista".
Da notare un passaggio delizioso nelle motivazioni addotte dall'assessore Lorenzo Pisani circa la nuova denominazione viaria "Sentito l’Assessore ai Servizi Sociali Lorenzo Pisani che propone di intitolare la nuova via di PRG a Giorgio Almirante, nato a Salsomaggiore il 27 giugno del 1914, deceduto il 22 maggio del 1988, figura politica di primo piano, che si è sempre distinto per le battaglie parlamentari in favore di importanti riforme istituzionali e si è profuso per la trasformazione del sistema politico italiano a difesa della Repubblica"
Chissà se Pisani ha mai visto questo:
Giorgio Almirante, il 17 maggio 1944, in qualità di Capo di Gabinetto del Ministro della Repubblica sociale italiana Mezzasoma, firmò un bando in cui fra l’altro si ribadiva la pena di morte per i giovani che non avessero risposto alla chiamata alle armi nell’esercito repubblichino.
Qui di seguito il testo del bando antipartigiano opra riportato:
PREFETTURA DI GROSSETO
UFFICIO DI P.S. IN PAGANICO
COMUNICATO
Si riproduce testo del manifesto lanciato agli sbandati a seguito del decreto del 10 Aprile:
“Alle ore 24 del 25 Maggio scade il termine stabilito per la presentazione ai posti militari e di Polizia Italiani e Tedeschi, degli sbandati ed appartenenti a bande. Entro le ore 24 del 25 Maggio gli sbandati che si presenteranno isolatamente consegnando le armi di cui sono eventualmente in possesso non saranno sottoposti a procedimenti penali e nessuna sanzione sarà presa a loro carico secondo quanto è previsto dal decreto del 18 Aprile. I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell’intero gruppo e per la consegna delle armi. Anche gli appartenenti a questi gruppi non saranno sottoposti ad alcun processo penale e sanzioni. Gli sbandati e gli appartenenti alle bande dovranno presentarsi a tutti i posti militari e di Polizia Italiani e Germanici entro le ore 24 del 25 maggio.
Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena. Vi preghiamo curare immediatamente affinché testo venga affisso in tutti i Comuni vostra Provincia.”
p. il Ministro Mezzasoma – Capo Gabinetto
GIORGIO ALMIRANTE
Dalla Prefettura 17 Maggio 1944 – XXII

21 commenti:
Una via per Almirante.
Diciamo qualcosa di lui.
Giorgio Almirante: figlio d'arte, figlio del regista di Eleonora Duse.
Nato a Salsomaggiore nel 1914, a Torino conseguì la licenza liceale e alla Sapienza di Roma il dottorato in Lettere Classiche. Fu giornalista e redattore capo del quotidiano romano "Il Tevere". Partecipò alla seconda guerra mondiale sul fronte nord africano come tenente di fanteria e fu decorato con la croce di guerra al valor militare. Dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana e fu segretario personale di Fernando Mezzasoma. Dall'aprile del 1945 al settembre del 1946 fu latitante per sfuggire alle persecuzioni dei CLN e per vivere fece anche il venditore ambulante. Con alcuni reduci fondò nel 1946 il Movimento Sociale Italiano e ne fu il primo segretario nazionale. Fu eletto deputato nel 1948 e da allora ha sempre lasciato al Partito metà dello stipendio come lasciò tutto ciò che ereditava anche personalmente. Quel giovane che rifiutò la droga badogliana, che rifiutò la droga partigiana, quel ragazzo coraggiosamente volontario a Salò dove poteva solo perdere e morire per onore e fedeltà a un'dea, a una grande idea (non consegnare mai la Patria Italiana al capitalismo plutocratico d'oltreoceano e alla barbarie comunista, a quel materialismo bruto o capitalismo oligarchico di Stato ancor più feroce) seguì una concezione spirituale della vita e la socializzazione delle imprese in economia (cogestione e partecipazione degli operai agli utili).
Almirante accusato di razzismo per un articoletto sul "Tevere": articolo, parole. Mentre nella realtà salva a Salò intere famiglie di ebrei nascondendole ai nazisti. Leggete piuttosto gli scritti razzisti di Eugenio Scalfari e di Giorgio Bocca: viscidi fascisti durante il Ventennio e viscidi antifascisti dopo l'8 settembre.
A te, caro anonimo che vai in giro per i blog a fare i copia/incolla dei tuoi panegirici su Almirante (qui un esempio: http://www.liberoinformato.it/notizie-dai-comuni/brugherio/brugherio-una-via-per-giorgio-almirante-la-proposta-del-pdl-non-piace-ai-vecchi-democristiani/)mi preme dirti solo una cosa: la storia va studiata, non inventata. Almirante è figlio del suo tempo e padre dei suoi errori. Lasciamolo dov'è perchè prima di lui ne verrebbero non 1, non 10 o 100, ma mille... per intitolare una strada.
Marco
Una via ad Almirante? Mai. Per carità: era fascista e razzista.
Prima dell'8 settembre tutti fascisti e razzisti, dopo: tutti santi e verginelli.
Per citarli tutti: occorre un libro (leggete quello di Nino Tripodi dal titolo "Italia fascista in piedi".
Ecco un verginello che vale per tutti.
Scalfari Eugenio (su "Roma Fascista", nel 1942, quattro anni dopo le leggi razziali, sparò a zero contro tutti quelli che non condividevano "il nostro nazionalismo" e la "guerra rivoluzionaria", dichiarò elogio al Duce e al Fascismo dicendo “gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine della razza).
Marco, Almirante è figlio di un tempo in cui emergevano coraggio, onore e fedeltà e si affrontava anche la morte anche per un idea e non figlio di un tempo per cui ci si vende per un piatto di spaghetti.
Non mi ritengo anonimo: mi chiamo Enzo Saldutti e se vuoi ti do anche il numero di cellulare.
Però se tu sei uno di quelli che hanno studiato sui manualetti di terza media: è preferibile stare alla larga.
Il copia-incolla vale per le varie risposte e per mettere nella mente degli oppiati da una storiografia distorta: la storia seria e obiettiva (non quella dettata a scuola a chi acchiappava a bocca aperta).
A ci dobbiamo intitolare una via?
A Stalin, A Tito, al comunismo che siede sopra una montagna di ossa umane torturate e massacrate?
Ai partigiani che sparavano alle spalle i ragazzini di Salò (15 o 16 anni) solo perché volevano difendera l’Italia dal capitalismo plutocratico americano e dal capitalismo di Stato sovietico ancora più ferovce?
Ai partigiani (delinquenti comuni assoldati dai catto comunisti) i quali torturavano e assassinavano donne e bambini?
Badate che la storia non è quella che hanno dettato a scuola e tutti acchiappavano a bocca aperta.
Una via ad Almirante? Mai. Per carità: era fascista e razzista.
Prima dell’8 settembre tutti fascisti e razzisti, dopo: tutti santi e verginelli.
Per citarli tutti: occorre un libro (leggete quello di Nino Tripodi dal titolo “Italia fascista in piedi”.
Ecco un verginello che vale per tutti.
Scalfari Eugenio (su “Roma Fascista”, nel 1942, quattro anni dopo le leggi razziali, sparò a zero contro tutti quelli che non condividevano “il nostro nazionalismo” e la “guerra rivoluzionaria”, dichiarò elogio al Duce e al Fascismo dicendo “gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine della razza).
Almirante ha rischiato la vita per fedeltà ad un’idea, ha combattuto a Salò una guerra già persa ed oltretutto ha salvato anche intere famiglie di ebrei nascondendoli ai nazisti e proprio a Salò.
Almirante rischiò la vita per onore e fedeltà e non si vendeva per un piatto di fagioli come i politici di oggi.
Giorgio era un grande uomo.
DEMOCITY: sei uno di quelli che ha acchiappato tutte le menzogne raccontate dai manualetti di terza media? Studia, studia, studia.
Coloro che denigrano Almirante e il Fascismo sono ebeti come le pecore e ignoranti come le capre: hanno studiato sui manualetti di terza media e poi, come i somari, hanno acchiappato a bocca aperta tutto ciò che gli dettavano i professorucci laureati con il 18 politico.
Vorrei che qualcuno mi citasse il nome di un ebreo (dico: uno solo) perseguitato e torturato e assassinato da Almirante.
Poi mi deve conteggiare quanti ebrei (mi basta un solo nome) furono vittime assassinate dai fascisti.
Poi mi deve conteggiare quanti milioni di vittime sulle cui ossa siede il comunismo fino alla fucilazione degli omosessuali praticata a Cuba dall’eroe Guevara.
A me risultano in totale: 95 milioni.
E, se mi sbaglio, esigo correzione.
Poi mi deve conteggiare quante vittime (ivi compresi donne e bambini) sono state torturate e assassinate dagli assoldati delinquenti comuni (ossia: dai cosiddetti “partigiani”).
Se non lo fa (o meglio: se non lo sa perché non glielo hanno dettato) dimostra che la vittima dell’ignoranza bruta nonché asinina è proprio costui.
Perciostesso rilegga la storia seriamente, onestamente e intelligentemente.
Poi, se è capace, mi proponga un discorso sui concetti di Patria, Tradizione, Identità (nei loro rapporti con le ideologie imperialiste, omologanti e internazionaliste espresse dalla plutocrazia anglo americana e dal comunismo marxista o marxiano che dir si voglia).
Infine mi descriva le conseguenze letali a cui hanno condotto l’umanità intera (e si vede benissimo oggidì) codeste ideologie.
No ad Almirante perché razzista?
Non confondiamo.
V’è modo e modo nel parlare di razza. Difendere non significa discriminare. Difendere significa salvare le proprie radici storiche, sociali e di cultura, significa impedire che un popolo stravolga un altro, significa vivere dove si è nati e cresciuti, vivere come in famiglia (nel proprio luogo di natura, secondo le proprie abitudini, la propria identità, sentirsi a proprio agio, dove si è compresi e si comprende amandosi, aiutandosi). Non c’è esistenza più triste che quella di un popolo sradicato dalle sue origini, dalla sua tradizione e portato altrove o in esodo altrove. E ovvio che da ciò non può nascere che odio, violenza, incomprensioni devastanti. Se così non fosse, perché esistono determinate parole che esprimono determinati concetti: Patria, Nazione, Tradizione. La caratteristica di una popolo è il forte legame all’ambiente in cui si vive, alle costumanze: è cosmos (ordine) che riunisce gli intenti, accoglie l’armonia, espelle, rifiuta l’emarginazione del singolo. Non v’è posto per la solitudine, l’individualismo apolide, per l’angoscia dello spazio universale, ampliato, smisurato, desolato. Un popolo è comunità, è appartenenza, è come un cerchio sacro dove si è protetti da chi si conosce e si riconosce, dove tutto è sempre identico a se stesso e diverso da ciò che esiste altrove. Ogni comunità possiede una cultura, un patrimonio spirituale proveniente dagli antenati, un luogo determinato. Permane nella distinzione con altre. E poi: quale idea migliore c’è se non quella di aiutare un popolo lì dove si trova? Di qui l’ipocrisia pretestuosa nelle accuse di razzismo. Il Duce altrove ha portato soltanto benessere: ha portato benessere (non violenza e odio razziale o discriminatorio).
Dedichiamo una via al fondatore de “La Repubblica” per coerenza, onore e dignità (e non per viscido opportunismo).
Scalfari Eugenio (su “Roma Fascista”, nel 1942, quattro anni dopo le leggi razziali sparava a zero su tutti coloro che non condividevano “il nostro nazionalismo” e la “guerra rivoluzionaria”, dichiarò elogio al Duce e al Fascismo dicendo “gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono fondati sul cardine e sulla difesa della razza).
Ad Almirante: mai.
Dedichiamo una via a Iotti Leonilde per dignità e fedeltà al Fascismo (e non per opportunismo)
Iotti Leonilde (politico comunista, Presidente della Camera, iscritta al PNF dall’ottobre 1941 e, negli anni della guerra civile, insegnò presso l’ Istituto Tecnico Agrario di Reggio Emilia, partecipò in divisa fascista alle riunioni del Regime con foto e documenti a pag. 63 del libro “Compagno, dove sei?”, suppllemento a “il Borghese” del 2 luglio 1992 n° 27, prima di essere l’amica del “migliore”, al secolo Palmiro Togliatti, era nel 1942 una Giovane Italiana della GIL o “Gioventù Italiana del Littorio” che, come tante altre, passò in quell’anno al PNF o “Partito Nazionale Fascista” presso il Gruppo Rionale Fascista “A. Maramotti” di Reggio Emilia con la tessera n°1105040 come risulta dal certificato rilasciato il 20 marzo del 1943 il XXI dell’Era Fascista e dal n° 206 Dicembre 2000 del periodico indipendente “Nuovo Fronte”, in un documento, recentemente ritrovato dallo storico Roberto Gremmo, dichiara sotto giuramento la propria adesione al PNF, in quanto si tratta di essere assunti in qualità di insegnanti presso l’Istituto tecnico “A.Secchi” di Reggio Emilia, all’epoca della sua adesione la futura comunista aveva ventuno anni, quindi un’età perfettamente matura per esprimere consapevoli scelte politiche, scelte che presto però cambiarono forse per ulteriori riflessioni ideologiche, esiste oltre al documento ritrovato anche una fotografia che ritrae la stessa Jotti in camicia nera in mezzo a molti gerarchi dell’epoca).
MAI una via ad Almirante? Perché?
La differenza tra Almirante, Bocca, Scalfari e Leonilde Iotti?
E’ tutta nell’8 settembre: c’è chi è uomo per dignità e fedeltà e chi è un
omuncolo e scappa come una lepre.
Ad Almirante: mai.
Dedichiamo una via a Iotti Leonilde per dignità e fedeltà al Fascismo (e non
per viscido opportunismo)
Iotti Leonilde (politico comunista, Presidente della Camera, iscritta al PNF
dall’ottobre 1941 e, negli anni della guerra civile, insegnò presso l’ Istituto
Tecnico Agrario di Reggio Emilia, partecipò in divisa fascista alle riunioni
del Regime con foto e documenti a pag. 63 del libro “Compagno, dove sei?”,
suppllemento a “il Borghese” del 2 luglio 1992 n° 27, prima di essere l’amica
del “migliore”, al secolo Palmiro Togliatti, era nel 1942 una Giovane Italiana
della GIL o “Gioventù Italiana del Littorio” che, come tante altre, passò in
quell’anno al PNF o “Partito Nazionale Fascista” presso il Gruppo Rionale
Fascista “A. Maramotti” di Reggio Emilia con la tessera n°1105040 come risulta
dal certificato rilasciato il 20 marzo del 1943 il XXI dell’Era Fascista e dal
n° 206 Dicembre 2000 del periodico indipendente “Nuovo Fronte”, in un
documento, recentemente ritrovato dallo storico Roberto Gremmo, dichiara sotto
giuramento la propria adesione al PNF, in quanto si tratta di essere assunti in
qualità di insegnanti presso l’Istituto tecnico “A.Secchi” di Reggio Emilia,
all’epoca della sua adesione la futura comunista aveva ventuno anni, quindi un’
età perfettamente matura per esprimere consapevoli scelte politiche, scelte che
presto però cambiarono forse per ulteriori riflessioni ideologiche, esiste
oltre al documento ritrovato anche una fotografia che ritrae la stessa Jotti in
camicia nera in mezzo a molti gerarchi dell’epoca).
Ad Almirante: mai
Dedichiamo una via al fondatore de “La Repubblica” per coerenza, onore e
dignità (e non per viscido opportunismo).
Scalfari Eugenio (su “Roma Fascista”, nel 1942, quattro anni dopo le leggi
razziali sparava a zero su tutti coloro che non condividevano “il nostro
nazionalismo” e la “guerra rivoluzionaria”, dichiarò elogio al Duce e al
Fascismo dicendo “gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono fondati sul
cardine e sulla difesa della razza).
C’è chi a Salò combatte una guerra già persa per fedeltà e onore e soprattutto
per difendere (rischiando la pelle) la sua Patria dal capitalismo plutocratico
americano e dal capitalismo sovietico di Stato (ancora più barbaro e feroce).
C’è chi a Salò salva intere famiglie di ebrei nascondendole all’alleato
nazista ed è accusato di razzismo per un articoletto: cioè parole e non fatti.
E c’è chi gira bandiera come il vento dell’oppotunismo consiglia e porta
altrove.
A chi studia sui manualetti di terza media o, a bocca aperta, acchiappa quel che gli dettano i professorucoli di sinistra laureati con il 18 politico.
La sorte degli ebrei italiani
In ogni città vi furono esponenti e funzionari della RSI che si giocarono la vita per salvare gli ebrei. Valga per tutti la storia del Dott: Giovanni Palatucci, funzionario della Questura di Fiume durante la Repubblica Sociale Italiana. Alla vigilia della seconda guerra mondiale a Fiume vivevano circa 1.500 ebrei i quali, malgrado le “leggi razziali” del 1938, avevano continuato nella più assoluta tranquillità a svolgere le loro normali occupazioni senza subire restrizioni di sorta. Ma la situazione degli ebrei fiumani cambiò bruscamente dopo l’8 settembre, allorché, con la creazione del “Litorale adriatico” e con l’arrivo delle truppe germaniche di occupazione, si determinarono i presupposti per una violenta repressione. Ormai si profilava, in tutta la sua agghiacciante realtà, la deportazione in massa della comunità ebraica nei lager della Polonia.
Per evitare n simile provvedimento, le autorità repubblicane, spronate e sostenute continuamente dalle massime autorità della RSI, si organizzarono subito in difesa della comunità ebraica. Protagonista principale di questa difficile e delicata operazione di salvataggio fu il commissario capo di P.S. dottor Giovanni Palatucci che, per le sue funzioni ufficiali e la sua esatta conoscenza del problema ebraico giuliano in quanto era stato per diversi anni responsabile dell’Ufficio Stranieri della Questura, era la persona più indicata per opporsi con efficacia ai propositi delle SS.
Davvero non si capisce cosa voglia dire l’espresione “apologia di Fascismo” che circolava negli anni settanta quando l’invidiato Almirante in tutte le piazze d’Italia comiziava e, con la sua inimitabile classe oratoria, enunciava i principi del Movimento Sociale Italiano e denunciava i crimini del comunismo internazionale (95 milioni di vittime torturate e massacrate) e quelli compiuti in Patria ai militanti missini assassinati o bruciati vivi come i fratelli Mattei. Si dovrebbe quindi parlare anche di “apologia del Comunismo”? E si dovrebbe parlare anche di “apologia del sistema più corrotto e mafioso del dopoguerra o Democrazia Cristiana”? In breve: dovrebbero essere arrestati tutti (nessuno escluso). Un altro cretino luogo comune è quello di chiamare “fascista” ogni persona che “prevarica”, “impone”, “agisce con severità”, un docente che boccia chi non studia, un carabiniere o un poliziotto che arresta un drogato o un delinquente. Insomma: luoghi comuni, cretinate e ignoranza. Ecco il punto: ignoranza storica.
Il Fascismo da San Sepolcro a Salò (in una definizione storicamente e scientificamente fondata) è un modello politico italiano che basa la sua dottrina social nazionale su 5 punti cardini:
1) difesa della tradizione e della identità patria contro ogni internazionalismo;
2) anticapitalismo plutocratico di stampo americano o liberista;
3) anticapitalismo oligarchico di Stato o sovietico;
4) socializzazione delle imprese o partecipazione degli operai alla cogestione e all’equa distribuzione degli utili con abolizione del lavoro dipendente o salariato: gli operai sono al tempo stesso padroni responsabilizzati dell’azienda;
5) concezione spirituale della vita contro ogni riduzione materialistica della vita e dell’uomo: a ciò per ovvia consegenza si aggiungono quei valori (onore, fedeltà, coraggio) enunciati negli anni della Repubblica Sociale Italiana cui aderirono anche giovani di 15 o 16 anni in una guerra già persa e perciostesso con la morte in agguato per difendere la Patria dalle ingerenze straniere.
La dottrina fascista è riassunta nell’idealismo gentiliano e nei 18 punti del Manifesto di Verona o nel pensiero di Nicola Bombacci (uno dei fondatori del PCI e fucilato a Dongo insieme al Duce gridando: viva il socialismo).
E questo non è nostalgismo: è nostalgia di grandi ideali in una società sempre più serva del potere mercantilistico della grande finanza mondiale dove tutto (umanità compresa) è mercificato. Cioè: dove tutto (in nome del profitto) è proteso verso la malattia fisica e morale dell’uomo e del cosmo.
Il bando di fucilazione (Grosseto anno 1944)
Questo bando riguarda un paesino sperduto nella provincia di Grosseto: è un bando di amnistia o di "perdono" che dir si voglia: in sostanza dice che saranno fucilati quei partigiani che non si presenterannno entro una data prestabilita.
Il bando riporta la firma "stampata" di Giorgio Almirante per conto del suo Ministro a Salò Fernando Mezzasoma. Almirante, come sua coraggiosa abitudine, non si nasconde e adisce le vie legali.
Ebbene:
1) sono stati fucilati quei partigiani nominati?
2) per il ruolo che ricopre a Salò (collaboratore di Mezzasoma) non può firmare neanche un manifesto di propaganda: immaginate se può firmare un bando di fucilazione riservato rigorosamente a Mussolini, al maresciallo Graziani e al Ministro della Giustizia Pisenti
3) la firma è stampata (ripeto: stampata e non autografa)
4) Almirante, benché possa non farlo, adice le vie legali
5) ottiene tre sentenze favorevoli dal Tribunale di Reggio Emilia e poi è assolto dal Tribunale di Roma per inautenticità di firma e documento
6) la notizia esce a una distanza di quasi 30 anni: il 21 giugno 1971 e, vedi caso, dopo otto giorni da un clamoroso successo elettorale del MSI e con epiteti come "fucilatore", "assassino", "massacratore".
7) l'Unità scrive letteralmente: non ci siamo mai sognato di affermare che Giorgio Almirante fosse un fucilatore
8) siamo agli inizi degli anni settanta, proprio quando i partiti dell'arco costituzionale tentano in ogni modo (non ci riescono) di sciogliere il MSI (ripeto: i "partiti", non il popolo elettore cui compete sciogliere democraticamente)
9) proprio nel tempo in cui morivano assassinati e bruciati vivi giovani del MSI
10) e perché nulla si diceva dei partigiani stessi che fucilarano senza pietà e con processi sommari anche ragazzini d 15 e 16 anni volontari a Salò perché rei di proteggere l'Italia dalle ingerenze straniere per fedeltà all'idea fascista?
Tante vie dedicate a Togliatti Palmiro che era sempre a Mosca a prendere ordini (informatevi).
Mentre Almirante era un gerarca sanguinario dei campi di concentramento nazisti: tanto è vero che lo votava anche Borsellino (informatevi) e chissà perché.
Uomo di grandi idee, onore, fedeltà, dignità, coraggio.
Giorgio Almirante: figlio d’arte, figlio del regista di Eleonora Duse. Nato a Salsomaggiore nel 1914, a Torino conseguì la licenza liceale e alla Sapienza di Roma il dottorato in Lettere Classiche. Fu giornalista e redattore capo del quotidiano romano “Il Tevere”. Partecipò alla seconda guerra mondiale sul fronte nord africano come tenente di fanteria e fu decorato con la croce di guerra al valor militare. Dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana e fu segretario personale di Fernando Mezzasoma. Ingiustamente accusato di razzismo per un articoletto (parole) scritto da giovane, salvò dai nazisti un'intera famiglia di ebrei nascondendola dove poté: questo è un "fatto". Dall’aprile del 1945 al settembre del 1946 fu latitante per sfuggire alle persecuzioni dei CLN e per vivere fece anche il venditore ambulante. Con alcuni reduci fondò nel 1946 il Movimento Sociale Italiano e ne fu il primo segretario nazionale. Fu eletto deputato nel 1948 e da allora lasciò al Partito il suo guadagno come lasciò quel che ereditava anche personalmente. Al contrario di tanti miserabili (per viscido opportunismo: fascisti e razzisti nel Ventennio e d'incanto rinnegatori appena scoccato l'8 settembre), quel giovane che rifiutò la droga badogliana, che rifiutò la droga partigiana, quel ragazzo coraggiosamente volontario a Salò dove, con il nemico di fronte e il traditore alle spalle, poteva solo morire per fedeltà a un’idea, a una grande idea (non consegnare mai la Patria Italiana al capitalismo plutocratico d’oltreoceano e alla barbarie comunista, a quel materialismo bruto o capitalismo oligarchico di Stato ancor più feroce) seguì una concezione spirituale della vita e la socializzazione delle imprese in economia (cogestione e partecipazione degli operai agli utili).
In Italia ci sono tante vie dedicate a Togliatti Palmiro che era sempre a Mosca a prendere ordini e denaro per il PCI: connivente con i barbari rossi, assassini, massacratori di 95 milioni di vite umane. Il comunismo siede sopra una montagna di ossa umane.
Si discute per una via a Giorgio Almirante: alcune riflessioni. Si dice che sia il nemico della democrazia. Tutto dipende dai punti di vista: ad esempio si dice che Aldo Moro ha lottato per la democrazia, ma intanto risulta fascista fino all'8 settembre e scrivendo qualcosa sulla razza (come altri fascisti che nel Ventennio erano egualmente scrivani razzisti: Eugenio Scalfari e Giorgio Bocca). E fascisti furono Pietro Ingrao, Giovanni Spadolini, Nilde Iotti, Amintore Fanfani, Giulio Andreotti eccetera. Si dice che Togliatti e Berlinguer lottarono per la democrazia: intanto erano del PCI (partito che prendeva ordini e denaro da Mosca e non credo che il comunismo sia un modello di democrazia con 95 milioni di vittime torturate e massacrate). Almirante da volontario ha combattuto sul fronte africano e poi, per "fedeltà" a un idea (giusta o sbagliata che fosse), aderì (volontario) alla Repubblica Sociale per combattere una guerra già persa e quindi rischiando la morte e poi (latitante) perché i partigiani lo braccavano per fucilarlo. E perché aderì alla Repubblica di Salò? Perché, come tanti ragazzini anche di 15 e 16 anni, non volle consegnare la Patria al capitalismo plutocratico americano e al capitalismo di Stato (sovietico) ancora più feroce. Fu accusato per un bando di amnistia (durante la guerra non in tempo di pace) per alcuni partigiani: dovevano presentarsi, "altrimenti" (ripeto: "altrimenti") sarebbero passati per le armi. La notizia del bando esce quasi 30 anni dopo (nel 1971 dopo un clamoroso successo elettorale del MSI). Almirante non si nasconde, adisce le vie legali, il bando non lo poteva firmare, la firma risulta stampata e non autografa, tre sentenze del tribunale di Reggio Emilia gli sono favorevoli e il Tribunale di Roma lo assolve per firma e documento falso. L'Unità, dopo l'assoluzione, smentisce quello che aveva precedentemente detto. Poi: non risulta che i partigiani fossero verginelli quanto a torture, fucilaziioni con processi sommari. E se tutto dipente dai punti di vista: dov'è la verità? Chi ha combattuto per la causa giusta? Chi è stato un uomo di fede, onore e coraggio?
Carissimo, direi che coi copia/incolla è ora di finirla, abbiamo capito come la pensi. Non serve che tu re-incolli 200 volte lo stesso paragrafo. Non farai cambiare opinione a nessuno dei nostri lettori. Te lo dico per esperienza.
Noi non la pensiamo come te ed è giusto, in un regime democratico che è un po' diverso dalla Repubblica di Salò, dare spazio di espressione a tutti.
Hai avuto il tuo spazio.
Direi che può bastare così.
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